I giganti calabresi
Presenti in tutte le sagre calabresi da molto tempo, sono rappresentati in diverse forme ma in generale il maschio ha la pelle scura, ed è il re di un imprecisato regno che ha sposato una regina di pelle bianca di altro indeterminato reame. (Liberti 2006, p.83)
Come fenomeni popolari e oggetti di culto da secoli, hanno assunto significati diversi nel corso dei vari periodi storici. E come tutte le buone storie, la loro, è una storia ricca e, soprattutto, colma di misteri.
In Calabria la tradizione dei giganti è pervenuta dalla Sicilia e questo spiegherebbe la radice messinese di tutte le coppie di giganti calabresi. Si riscontra sulla tradizione, che i giganti siano stati introdotti a Seminara come un regalo dei Messinesi per aver rifornito di vettovaglie la città dello Stretto che si trovava cinta d'assedio. Questo può essersi verificato nel periodo 1670-1678. (Liberti, p.81) Ma la consuetudine di costruire giganti processionali da corteo in Calabria risale alla metà dell’Ottocento.
La prima storia che uno sente quando si parla di Mata e Grifone, è la storia di una donna, a volte regina e a volte contadina (o lavandaia) di nome Marta, messinessa bellissima, figlia di Cosimo Il di Castellaccio; della quale Hassan Ibn-Hammar, re saraceno, è rimasto innamorato, lui si è convertito al cattolicesimo assumendo il nome di Grifo (ma verrà detto appunto Grifone), per sposare lei.
Questi nomi –che diventeranno popolari fino a essere quelli con i quali li conosciamo oggi– non sono stati sempre gli stessi. Loro sono stati Cam, Zanclo, Saturno, Orione e Messenio per l’uomo, Rea, Cerere, Cibele per la donna. Solo nel 1776 e 1785, negli scritti di alcuni viaggiatori esteri, cominciano a comparire Mata e Grifone. (Pitrè 1978, p. 312)