(Cosa perdiamo quando perdiamo) la tessitura

Pizzoni 2025

la conoscenza delle piante, le fibre, i mordenti e le tinture. I giorni migliori per la raccolta. La filatura, il montaggio del telaio. I patroni geometrici che rimandavano storie e immagini. Il lavoro cotidiano femminile che faceva possibile il corredo in ogni casa. Tutto ciò sembra un ricordo, tradizioni perse con la rivoluzione industriale. Ma cosa perdiamo quando lasciamo perdere?

In tempi di fast fashion, shein e poliester, abbiamo più vestiti che mai e in questa abbondanza diamo per scontato il valore dei tessuti, la sua importanza culturale e il vincolo con il territorio. Avere un pezzo di stoffa implicava un grande lavoro ma in tutto questo lavoro c’era una grande conoscenza. C’era anche dignità e identità nel vestire, che andava oltre una espressione personale o un farsi bello.

La domanda va oltre: quello che si è perso, sii può recuperare? E in mano di chi sta farlo? E anche: quali sono le ripercussioni ambientali di importare tessuti inquinati e inquinanti, che perdono tossici e micro plastici ad ogni lavaggio e che finiranno in una scarica fra qualche anno?

Oltre le domande, anche un invito alla consapevolezza tessile. Alla ricerca di fibre e tinture naturali, a una cultura tessile meno accelerata e di una identità più profonda.