L’asino e il cammello
Tante volte nel corteo dei giganti calabresi, non c’e solo un re e una regina ma c’è anche un terzo personaggio presente al seguito dei giganti: cammello, asino, cavallo… La tendenza calabrese e siciliana è spiegare il rapporto tra i giganti e il cammello facendo riferimento allo scontro tra mori e cristiani, e quindi il cammello è interpretato come un simbolo degli oppressori.
Ma l'origine di questo animale va ricercata di nuovo nella processione del Corpus Domini, la festa che diede origine ai giganti Spagnoli. Dove, il cammello faceva parte di scene di storia sacra. Sembra che il cammello partecipasse alle sfilate per evocare la storia dei re Magi. Col tempo, però, sarebbe diventato un elemento autonomo e comincerebbe ad essere associato alla minaccia musulmana.
Il significato del cammello siculo-calabrese è quasi sempre ricondotto all’ epopea di Ruggero il Normanno. La leggenda ci tramanda l’immagine del Conte d’Altavilla che entra a Messina sul cammello, a volte con un gruppo di prigionieri mori con il cammello come simbolo delle pesanti tasse che gravavano sul popolo. (Giorgianni, pp. 44-48) Questa idea del cammello come rappresentazione delle pesanti tasse arabe si trova in diverse fonti, anche se, il popolo meridionale ha vissuto una tassazione esagerata da praticamente tutti quelli che si sono impadroniti di queste terre: bizantini, baroni, spagnoli o Repubblica Italiana; per ciò è più attendibile pensare nella “contaminazione” normanna. La leggenda dei giganti siciliani e calabresi ha radici nella mitologia greco-romana, ma anche dall'epopea normanna della “liberazione” dalla dominazione saracena. Questo sicuramente funzionava come una sorta di propaganda politica ai suoi tempi, e ha lasciato un forte segno nella narrativa calabrese che vede in Ruggero un re di fiaba del territorio.
Il Cammello di Messina era costituito da una leggera ossatura in legno, sulla quale si montava una pelle vera di dromedario. Sotto l'ossatura erano due facchini e un sacco, dove si riponeva il ricavato: pane, carne, salame, frutta ed altro che veniva preso in bocca dal finto dromedario, come raccolta per le spese della festa. Nel Messinese, prendere, appropriarsi di ogni cosa, si suol dire: “Fari 'u Camiddhu”. Il Cammello comparve sino alla prima metà del secolo passato, fece qualche apparizione più tardi, e lo si riprodusse nelle grandi feste del 1896, ma poi tornò in disuso.
In un’altra parte della Sicilia, a Butera, un serpente anima la festa patronale di san Rocco il 16 agosto. In passato “u Sirpintuzzu”, un uomo rivestito da armatura lignea ricoperta di tela verdastra in forma di rettile, si aggirava per il paese ballando al ritmo del tamburo, disturbando i presenti e raccogliendo alimenti e dolciumi, imitando l'azione del cammello di Messina.
Nonostante la Sicilia abbia una tradizione più antica che è stata la fonte delle tradizioni calabresi, è dall’altra parte dello Stretto che oggi si assiste ad un revival delle figure zoomorfe: oltre ai cammelli, ci sono ciucci e cavallucci. Nella maggior parte dei casi, si tratta di animali di cartapesta, alcuni dei quali vengono bruciati alla fine dei festeggiamenti, o usati come impalcature danzanti a supporto di pirotecnia.
Un tal genere di manifestazioni, in passato doveva essere cosa comune come attestato dei “correfocs” in Catalogna. «Il fuoco adunque viene assai usuale nelle feste della Calabria, ed a più maniere: cioè ora in fiaccole pendenti di palagi (luminari volgarmente si dicono), ora in folgori erranti per l'aria, si semplici, si in macchine mostruose di giganti, di serpenti, di castelli o somiglianti; ora in tuoni scaricati da bellici strumenti; ed ora finalmente acceso in legna per le pubbliche strade». (Fiore 2000, p.684-685)
Si tratta di una danza con fuochi pirotecnici, la danza dura finchè tutti i fuochi sono scoppiati, occorre che chi manovra l’animale sia persona esperta per non rischiare ustione o incendi. (Gala 2006, p. 10)
Qualunque animale siano, qualsiasi nome abbiano, il riferimento è alla fondazione della città, i giganti sono gli antenati e, nelle feste, la comunità risale al momento della sua origine come rituale di potenziamento della vita. Attraverso il ballo, il fuoco, il suono; la coppia viene richiamata a proteggere la comunità, porta vita è allegria.