Santa vida y santa muerte

Tonantzin, nostra madre, è colei che nutre ma è anche colei che divora: coatlicue, cipactli. Colei che striscia: l'aspetto rigenerativo e serpentino di Essa.

Questa madre indigena fu colonizzata e sepolta come un seme, da questa violenza nacque una Guadalupe incinta, virgo potens, colei che non può essere macchiata, non può essere violentata.

Saggiamente ha scelto il “Cerro del Tepeyac”, tanto vicino alla mostruosa Città del Messico. Cemento versato sopra un antico lago, impedendoci di raggiungere l'argilla fertile al suo interno.

Lei è quest'argilla, in lei risiede la possibilità di riconciliazione tra le nostre identità di colonizzatore e colonizzato.

La Santa Muerte è quell'altra forza della Nostra Signora, la distruzione dispersa del ciclo vita-morte, anche nel suo volto di morte prega per noi, ci tiene nel suo mantello finché non siamo pronti a emergere, gravidi di creazione, siamo dentro il suo mantello, non c'è motivo di avere paura.

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col nome di un fiume

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Queen of the Cosmos